ALIMENTAZIONE: LEGGE 34/2026 E USO DEL TERMINE "ARTIGIANALE"
Con la Legge 34/2026 (ved. allegato), in vigore dal 7 aprile, l’uso del termine “artigianale” cambia radicalmente: non è più un semplice aggettivo commerciale, ma una qualifica riservata alle imprese iscritte all’Albo Imprese Artigiane (AIA).
Questo significa che parole come “artigianale”, “artigiano” o espressioni simili potranno essere utilizzate in insegne, menu, etichette, pubblicità e comunicazione solo da imprese con regolare iscrizione all’Albo.
La norma introduce anche sanzioni molto pesanti: è prevista una multa pari all’1% del fatturato, con un minimo di 25.000 euro per ogni violazione.
La novità interessa tutti i settori merceologici, è tuttavia particolarmente rilevante per il settore alimentare: panifici, pasticcerie, gelaterie, gastronomie, salumifici, bar, ristoranti e pizzerie. Ad esempio:
- una gelateria iscritta all’Albo potrà continuare a usare il termine “gelato artigianale”;
- un ristorante non artigiano che scrive in menu “tiramisù artigianale” potrebbe invece incorrere nelle sanzioni;
- anche agriturismi o aziende agricole che producono con metodi tradizionali non potranno utilizzare il termine se non risultano imprese artigiane.
La legge tutela quindi lo status giuridico dell’impresa, non necessariamente il metodo produttivo o la qualità degli ingredienti utilizzati.
Per questo motivo, aziende non artigiane potrebbero orientarsi verso espressioni alternative come:
- “produzione propria”
- “lavorato a mano”
- “secondo tradizione”
- “selezione gastronomica”
Per aziende non artigiane (qualora vi siano i requisiti) può essere utile inoltre valutare iscrizione all’Albo Imprese Artigiane presso la CCIAA competente. Per informazioni è possibile contattare gli Uffici Punto Impresa di Confartigianato Vicenza https://www.confartigianatovicenza.it/servizi/avviare-una-impresa/

